Per ricordare la mamma di Peppe e Consiglia Licciardi, un assaggio di lettura

Peppe Licciardi, in divisa da marinaio, e sua madre

Poco prima di Natale è mancata la mamma di Peppe e Consiglia Licciardi (che in questa foto appare con Peppe ai tempi del servizio militare in Marina). L’evento che ci ha molto rattristati, vieppiù per la prossimità delle feste, che dovrebbero essere per tutti occasione di serenità, e perché proprio in quei giorni usciva in libreria Da Vico Paradiso al paradiso e ritorno. Vogliamo renderle omaggio con un estratto dal libro. Un abbraccio ai figli e a tutta la famiglia.

LA SCUOLA ELEMENTARE
 
Della mia infanzia non ricordo molto, e oggi è tutto alquanto sfocato, ma una cosa è certa: né Consiglia né io abbiamo mai frequentato l’asilo. Stranissimo e credo unico, invece, il mio primo giorno di scuola elementare.
 
L’artefice di questa vicenda fu mammà che (…) era una donna intraprendente e lavorava come “apparecchiatrice” in una fabbrica di scarpe. L’apparecchiatore o apparecchiatrice è un mestiere che credo sia ormai in disuso: era colui/colei che ripuliva le scarpe dalla colla residua, stirandole, lucidandole e spesso facendo veri e propri miracoli per recuperare piccoli o grandi difetti, poi le avvolgeva nella velina e le sistemava nella scatola. Il lavoro la occupava parecchie ore al giorno, costringendola a fare i salti mortali per assolvere anche a tutte le necessità familiari. In ogni caso, una mattina di giugno del 1963, ottenuto un permesso, si presentò all’istituto “Onorato Fava” – alla Salute, parte alta di Materdei, non lontano da vico Paradiso – per iscrivermi alla scuola elementare.
La segretaria, però, le fece notare che all’apertura dell’anno scolastico – 1° ottobre – io non avrei ancora avuto sei anni, essendo nato il giorno 10 (…o 11??). Lei sul momento se ne andò. Però, appena ebbi compiuto sei anni, mi portò direttamente dal direttore della scuola e con tono imperioso gli fece: “Com’è possibile che, pur avendo sei anni, mio figlio non è stato accettato? Devo andare dai carabinieri? Voi mi dovete aiutare! Io lavoro e Peppino deve assolutamente andare a scuola”.
Il direttore, forse per pietà di quella mamma disperata, accettò la mia iscrizione fuori tempo massimo e mi affidò a un bidello che aveva assistito a tutta la discussione: quello mi prese per mano e mi portò via lungo un corridoio.
 
Peppe Licciardi in prima elementare

Ero spaventato, mi sentivo un condannato a morte che sale al patibolo e allo stesso tempo ero curioso di capire dove stavamo andando. Ad alimentare l’agitazione, mi tornava in mente il ritornello che papà aveva canticchiato tutta la mattina: “Si tu m’accide, io nun te dico niente”. Era “Indifferentemente”, di Martucci-Mazzocco, la canzone che quell’estate aveva conquistato il secondo posto all’undicesimo Festival della Canzone Napoletana, nella splendida versione di Mario Abbate.
 
La paura cedette al batticuore dopo un po’, quando ci fermammo e il mio accompagnatore bussò a una porta bianca. Venne ad aprire il maestro, che m’invitò a entrare e scambiò due parole sottovoce col bidello. Richiusa la porta, mi prese in braccio e, sollevandomi in piedi sulla cattedra, disse alla classe: “Bambini, vi presento un vostro nuovo compagno, si chiama Giuseppe, Giuseppe Licciardi”.
M’indicò un banco in fondo all’aula e mi diede un cartellino da esporre davanti a me. Non sapendo ancora leggere, scoprii solo qualche mese dopo che sopra c’era scritto il mio nome.
Quel maestro era un uomo speciale, si chiamava Buonomo.
Veramente una bella persona, sempre molto dolce e protettivo.
Certo qualche bacchettata sul palmo delle mani di tanto in tanto la dava, e qualcuna l’ho presa pure io. Ma si sa: “mazza e panelle fanno ’e figli bbell'”.
E i genitori di allora non erano quelli di oggi.
All’epoca loro stessi raccomandavano ai maestri, “prufesso’, si fa quaccosa ca nun va, o si nun stùria, vattìtelo”. Qualcuno esagerava, “prufesso’, si nun fa ’o bbravo, sgummàtelo ’e sanghe”.
 
Fu proprio alle elementari che incontrai per la prima volta il mio destino. Quando ero in quarta, tutte le scuole elementari di Napoli organizzarono un grande coro di bambini per festeggiare i cento anni dell’unità d’Italia. In primavera vennero in classe da noi degli anziani maestri di musica. Tutti insieme raggiungemmo la palestra, dove era stato sistemato un pianoforte a coda per fare dei provini e scegliere tra gli alunni qualche nuova voce per il coro.
 
Della mia classe scelsero soltanto me: e così, un giorno a settimana, con il pullman, mi prelevavano a scuola e mi portavano in un importante teatro partenopeo, il Politeama.
Al Politeama eravamo tantissimi, almeno un centinaio di ragazzini, quelli più dotati musicalmente o almeno più intonati.
Il programma prevedeva l’esecuzione di due brani: l’inno di Mameli e un pezzo che al tempo non conoscevo e che non ho mai più sentito. Era in dialetto siciliano, mi pare che il titolo fosse “Lu sciccareddu”. L’inciso recitava “Sciccareddu di lu me cori, comu ju t’hai a scurdari”. Fu una bellissima esperienza, di cui conservo magnifici ricordi: salivo per la prima volta sul palco di un teatro glorioso, che tra l’altro ospitava dal 1964 l’amato Festival della Canzone Napoletana. Su quel palco, proprio nel ’64, aveva trionfato “Tu si ‘na cosa grande”, di Gigli-Modugno, cantata da Domenico Modugno e Ornella Vanoni.
 
Il giorno dell’evento, il teatro era pieno zeppo, mamma, papà e Consiglia mi guardavano orgogliosi da un palchetto laterale sulla sinistra. Una grande emozione, che si sarebbe ripetuta molte e molte volte.
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2 thoughts on “Per ricordare la mamma di Peppe e Consiglia Licciardi, un assaggio di lettura

  1. mi è piasciuto tanto legere questo che tu hai scritto. È bello ed è semplice da capire( per me che non parlo molto bene la vostra lingua) Nostra Mamma é indispensabile. Sarà sempre in nostro cuore. doris fabiani

    1. Cara Doris, grazie del tuo commento, siamo davvero felici che tu abbia apprezzato questo assaggio di lettura. Il tuo italiano va già piuttosto bene, si direbbe! di dove sei, da dove ci leggi? Un saluto da ZONA Music Books, e tanti auguri per l’anno appena iniziato!

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